Col termine "Stenotipia Assembleare" ci riferiamo alla Verbalizzazione nelle Assemblee legislative (Consigli Regionali e Provinciali), nei Comuni e nei Consigli di Amministrazione (Società, Banche). L'attività dei Consigli Regionali e Provinciali è documentata e resa pubblica attraverso il verbale che, nell'osservanza di precise disposizioni di legge, le amministrazioni regionali e provinciali devono predisporre, sia pure con tempi e modalità tecnico-operative diverse. Nei Comuni - specie dopo l'approvazione della legge n. 142 dell'8 giugno 1990- la stesura del verbale risponde anche a precise necessità di tipo amministrativoorganizzativo: gli organi preposti al controllo (Comitato Regionale di Controllo: CO.RE.CO.) richiedono espressamente all'Amministrazione comunale ampia documentazione a supporto di alcune delibere particolarmente impegnative. Inoltre, attente a recepire le istanze dei cittadini che reclamano maggiori possibilità di accesso alle informazioni e precisa conoscenza delle scelte operate, le amministrazioni più sensibili - e non solo quelle dei grandi centri - rendono pubblici i resoconti delle sedute consiliari che vengono ora redatti in forma integrale, recependo così lo spirito della citata legge n. 142. Sotto il profilo operativo e dei contenuti, risulta evidente la diversità tra i resoconti di un Consiglio Regionale o Provinciale e quelli di un Consiglio Comunale in quanto rispecchiano le differenti funzioni e compiti di questi organismi: nel primo caso, la parte preminente del resoconto è quella che illustra l'iter procedurale di un provvedimento legislativo, mentre nel secondo è quella che documenta soprattutto le discussioni consiliari relative alle delibere di Giunta. L'attività di questi organismi è però più ampia e si estende alla discussione di ordini del giorno, interrogazioni, interpellanze e mozioni, e all'adempimento di altre funzioni ad esse attribuite dalle leggi vigenti e dal Regolamento interno. Più precisamente, con le leggi di riforma delle autonomie 142/90 e 241 /90 s'introduce per gli Enti locali il principio della libertà di accesso agli atti. L'art.7 della legge 142 recita: "Il regolamento assicura ai cittadini, singoli ed associati, il diritto di accesso agli atti amministrativi e disciplina il rilascio di copie di atti previo pagamento dei soli costi". Diversa formulazione è contenuta nell'art.22 della legge 241: "è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi". Col primo articolo si fa espresso riferimento agli atti amministrativi, col secondo ai documenti. Il nuovo ordinamento delle autonomie, nel disciplinare gli istituti di partecipazione, non poteva ignorare un altro diritto, quello di accesso agli atti amministrativi. Non ci può essere istituto di partecipazione se prima assieme a questo non c'è un istituto ancora più forte, quello del controllo; ma non il controllo sugli atti degli enti, bensì il controllo dell'opinione pubblica, della gente, di chi è amministrato e vuole sapere, avendo a disposizione gli atti, quello che hanno detto, deliberato e fatto coloro i quali hanno il diritto e il dovere di amministrarci bene. In sostanza, la riforma delle autonomie locali consente agli Enti amministrativi di sperimentare nuove forme di coinvolgimento e di partecipazione del cittadino. Ci sono istituti tesi ad agevolare il rapporto tra cittadini e amministratori e, nell'ambito della partecipazione popolare, c'è la disciplina specifica del diritto di accesso agli atti amministrativi. Tale diritto amplia la preesistente previsione legislativa in quanto mentre prima era riconosciuto il diritto di visione degli atti, ora la copia scritta o la registrazione audiovisiva degli atti consente di essere costantemente informati sullo stato dei provvedimenti. Nessuno istituto di partecipazione, però, ancorché legislativamente garantito, potrà avere successo se non accompagnato dal "diritto-base" che è il cardine della partecipazione, e cioè il diritto di informazione. Qualsiasi attività, infatti, per poter essere correttamente espletata necessita di una preventiva e corretta raccolta di dati, che deve fungere da presupposto sia per la fase consultiva, sia per quella decisionale e sia - soprattutto - per garantire la possibilità del puntuale controllo dell'opinione pubblica sull'operato della Pubblica Amministrazione. L'obiettivo della massima trasparenza è da considerarsi direttamente proporzionale alla quantità e alla qualità della notizie che l'Ente riuscirà a comunicare alla collettività amministrata, consentendo così di rendere partecipe il cittadino di tutte le attività gestionali. È pur vero che oggi la generalità dei campi di intervento potrebbe rendere difficoltosa una informazione puntuale, fedele e capillare, ma è anche vero che i mezzi di comunicazione e di traduzione istantanea del linguaggio hanno registrato un notevole salto qualitativo. Ed è proprio qui che s'inserisce l'utilità delle nuove tecniche, a partire proprio dalla stenotipia computerizzata, quale mezzo di autentica modernizzazione e semplificazione delle procedure da inserire in un Ente rinnovato che vuole e deve presentarsi moderno e semplificato. Che senso potrebbe ancora avere, ad esempio, in un Comune, ridisegnato dalla Riforma delle Autonomie, la tradizionale, vecchia, barbosa ed insicura verbalizzazione manuale delle sedute degli organi statutari? Con i metodi tradizionali, l'operazione di trascrizione, è lunga rispetto al tempo impiegato dall'oratore per pronunziare il suo discorso. Si calcola approssimativamente che un discorso della durata di un'ora richieda un tempo di trascrizione di circa cinque ore nell'impiego della stenografia e sei ore per la trascrizione da registratore. Ciò è motivo di ritardi nella produzione di verbali, causa spesso di notevoli disagi. Basti pensare che Regioni, Province e Comuni sono in ritardo di molti mesi nella produzione degli atti dei loro Consigli, quando per legge essi dovrebbero essere disponibili entro breve tempo. E perché disperdere tempo ed energie nell'annotare - spesso anche non riuscendoli ad interpretare fedelmente - opinioni, proposte, suggerimenti, quando tecniche d'avanguardia come la stenotipia possono felicemente sostituire procedure ormai non più rispondenti alle esigenze di praticità e modernizzazione? La stenotipia, come verbalizzazione elettronica, ha tutti i requisiti per entrare - a pieno titolo - in tale processo di modernizzazione, garantendo l'applicazione di tecniche avanzate finalizzate all'efficienza dell'amministrazione e all'attuazione di quei principi di partecipazione che pretendono la puntuale e migliore informazione su tutta l'attività dell'Ente. La stenotipia computerizzata rappresenta un mezzo per far arrivare prima e meglio il pensiero e le parole di chi ci amministra.